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Proprietà

Botanica

Botanicamente nota come Simmondsia chinensis Schneider, appartiene alla famiglia delle Buxacee e viene talvolta indicata col sinonimo di Simmondsia californica Nuttall. Il primo nome é più corretto anche se costituisce un errore geografico.
Inizialmente definibile come arbusto o arbusto legnoso e, con gli anni e lo sviluppo, come albero, cresce su terreno arido e desertico allo stato spontaneo nell’Arizona del Sud, nel Sud della California e nel Nord-Ovest del Messico. Viene de-finito arbusto “sempre verde” in quanto le sue foglie hanno una durata media di 2 anni e non ingialliscono, passando da un colore grigio-azzurro verde del primo anno ad un verde chiaro del secondo.
L’area naturale comprende circa 100.000 miglia quadrate (210-310 latitudine Nord, 1090-1170 longitudine Ovest). La zona corrisponde all’incirca a quella del deserto di Sonora, cui vanno aggiunte talune zone rivierasche della baia di California. La Jojoba cresce su terreni aridi e semiaridi drenati, di natura argillosa, a reazione neutra o leggermente alcalina, ricchi in fosfati e soggetti a cicli annui di siccità. Lungo la costa della California attecchisce su dune sabbiose. Preferisce zone ben aerate e terreni su cui cadono almeno 10-15 cm di pioggia all’anno.
Vivendo sotto il sole del deserto, la Jojoba é pianta eliofita; tollera fluttuazioni termiche anche elevate di 30-40C e cresce bene dove le condizioni del terreno e di umidità non consentono normali coltivazioni agricole. Gli arbusti maturi sopravvivono senza risentirne anche a basse temperature sotto lo zero. Temperature eccessivamente elevate durante la fruttificazione possono invece causare distruzioni dei frutti e dei semi.
Come per altri arbusti di zone desertiche il tempo critico é quello della fecondazione e della fruttificazione. Possono trascorrere anche diversi anni senza che si verifichino condizioni favorevoli. Non sono molte le piante che crescono associate alla Jojoba: si tratta per lo più di Acacie e Opuntiacee.
La Jojoba é pianta longeva e può raggiungere anche i 200 anni e la definizione di arbusto o di albero varia appunto con l’età (un fusto di 5 cm di diametro presenta oltre 85 anelli-annuali).
La Simmondsia é alta da 1 a 3 metri, facilmente riconoscibile per il fogliame verde (azzurrognolo al primo anno di vita delle foglie) e per i frutti che allo stato di capsula chiusa sono verdi e una volta deiscenti mostrano il seme bruno scuro. Il suo ciclo stagionale é strettamente connesso all’andamento delle piogge invernali e primaverili. Marzo é di norma il mese in cui ha inizio l’impollinazione che prosegue poi in aprile. Quando si verificano piogge sufficienti per fornire umidità in profondità al terreno, la fecondazione si svolge bene ed é seguita da un lungo periodo di maturazione dei frutti. La fase finale, con l’apertura delle capsule e la caduta dei semi ha luogo nella tarda estate, fra la seconda quindicina di agosto e la prima decade di settembre.

Radici

La Jojoba é caratterizzata da un ampio apparato radicale che si spinge molto in profondità nel terreno.
La prima fase della germi nazione é costituita da una profonda penetrazione. Il processo inizia con l’allungamento delle petiole cotiledonarie che spingono nel suolo l’asse embrionale. L’ipocotile funge da organo protettivo per l’apice radicale durante l’estensione. Dopo 4 giorni di crescita la radice fuoriesce dall’ipocotile e si allunga nel terre-no per circa 10-12 giorni, dopodichè cominciano ad emergere le radici laterali. Il fusto, su cui non si notano radici superficiali o rizomi, emerge 4-6 giorni dopo la radice ma si allunga molto più lentamente.
La cera contenuta nei cotiledoni è usata dall’embrione in modo lineare durante i primi 30 giorni della germinazione della crescita. I semi, al tempo zero, contengono oltre il 50% di cera; questa viene digerita nei cotiledoni e trasportata dall’embrione; nell’arco di un mese il tasso di cera scende dal 50 al 20%.

Foglie

Vivono due o anche tre stagioni, a seconda delle condizioni ambienta-li, virando di colore dal verde scuro al verde chiaro. Sono spesso macchiate, con l’età, di chiazze rosso-brune ai margini. Le foglie più vecchie perdono l’iniziale pubescenza e si rivestono di un lucido strato ceroso.

Fiori

La Jojoba è pianta dioica: fiori staminiferi e fiori pistilliferi si formano cioè su piante diverse. Secondo taluni autori (Wisniak) il numero di piante spontanee maschili e femminili è pressochè ugualmente distribuito. Secondo altri (Gentry) le piante maschili, essendo più resistenti, sono in netto supero (almeno 4:1) sulle femminili.
Nelle tecniche di coltivazione, dopo che la crescita e la prima fioritura (e ciò dopo 5-6 anni) consentono di distinguere le piante maschili dalle femminili, si provvede ad eliminare quelle maschili in eccesso lasciandone in media 1 ogni 5 piante femminili.
I fiori femminili (pistillati) sono piccoli (Lungh. 10-12 mm) e poco evidenti, avendo Io stesso colore verde delle nuove foglie e dei rametti. Si formano all’ascella fogliare e di solito solo una delle foglie assiali presenta il fiore. Questo ha il peduncolo ricurvo, sicchè fiori e poi frutti risultano rovesciati. Due larghe brattee sono collegate ad ogni fiore.
Si osservano in genere 4 distinti sepali fogliacei (talora 6) della larghezza di 10-20 mm che persistono avvolgendo il frutto. Sono assenti petali, nettari e ghiandole di olio essenziale per il richiamo di insetti pronubi. L’impollinazione è infatti di tipo anemofilo. L’ovario è supero, 3-4 loculare, sormontato da 3-4 lunghi stili lineari, papillaro-pelosi, decidui dopo l’antesi.

La placentazione è assile con uno o talora due ovuli anatropi per loculo. I piccoli fiori maschili (staminati) nascono anche essi alle ascelle fogliari e seguono lo stesso ritmo di sviluppo dei fiori femminili. Entrambi i sessi risultano sincronizzati e rispondono nello stesso modo alle condizioni di umidità e di temperatura. Gli stami producono polline in grande abbondanza per i pistilli ricettori.
Il polline é agevolmente trasportato dal vento anche a grande distanza. Si sono osservati fiori pistillati fruttiferi anche a più chilometri dai fiori staminati mentre non si sono mai notati insetti pronubi sui fiori femminili che del resto essendo senza petali, profumo, nettari ed essendo privi di colori di richiamo non costituiscono elemento di interesse.

Frutti

L’individualità della Jojoba è pienamente espressa nei suoi frutti più che in ogni altro organo dell’arbusto.
Il frutto è una capsula coriacea normalmente deiscente che contiene da 1 a 3 ovuli attaccati alla placenta, all’apice della capsula. Questa raggiunge la sua massima grandezza in circa 3 mesi e cresce più rapidamente dell’ovulo. Entro 5-6 settimane forma una cavità relativamente grande che l’ovulo (o gli ovuli) in via di crescita occupa gradualmente.

Al primo stadio (dopo 2-3 mesi) l’ovulo è ovoide, poriforme, soffice, color crema. In condizioni favorevoli l’ovulo riempie la cavità e matura in forma di seme mentre si vanno essiccando le valve della capsula. Il periodo richiesto per la completa maturazione dopo la fertilizzazione è di 6-7 mesi.
Le capsule variano molto nella disposizione, grandezza, forma e colore. Dalla configurazione esterna non è possibile prevedere se contengano 1 o più semi (in genere sono monoseme). La deiscenza è loculicidale.
Semi simili a quelli di arachide, non contengono praticamente endosperma e sono costituiti da tessuto differenziato dei cotiledoni. Lunghi da 13 a 17 mm hanno un rivestimento coriaceo bruno-nero, cotiledoni duri e flessibili. Il seme riceve nutrimento dalla capsula fin quando essa resta verde e funzionante. Capsula e seme maturano insieme. All’epoca della maturazione è possibile osservare valve e semi nei vari stadi di graduale distacco. Spesso si nota il seme pendere dal calice ancora appeso alla placenta come una stringa. I semi sono a germinazione ipogea. All’atto della germinazione si rammolliscono con l’umidità e si trasformano in grossi e succulenti organi sotterranei che portano larghe riserve energetiche alla nuova pianta. Brattee e frutti hanno una cuticola cospicua che è invece minima nei sepali e nei carpelli.

La mancata produzione dei semi è di norma connessa a svariate cause:

  • insufficiente umidità nel profondo del terreno;
  • mancata fioritura;
  • bruciatura delle capsule verdi, per eccessivo calore ambientale;
  • infestazione da insetti;
  • predazioni di roditori, uccelli e animali da pascolo.
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